Con me stesso: Livello emotivo positivo

Da diverso tempo ormai il concetto di “intelligenza”, inizialmente intesa esclusivamente nei suoi aspetti cognitivi, si è evoluto sino ad abbracciare la sfera emotiva della persona che, al pari di quella razionale, concorre alla costruzione della capacità dell’essere umano di relazionarsi, affrontare e risolvere problematiche e situazioni nuove.

Si parla infatti di “intelligenza emotiva” come della capacità di mediare i fenomeni di tipo emotivi che l’individuo si trova a sperimentare. La capacità di gestire le proprie emozioni e di adattarsi rispetto ad esse influisce profondamente sul benessere fisico e sulla salute mentale della persona, due dimensioni che non possono essere scisse tra loro.
Uno stato di squilibrio tra queste dimensioni può infatti incidere profondamente sullo stato di benessere globale, così come accade che un disagio fisico o una malattia possano influire sullo stato psicologico della persona che sperimenta queste condizioni.

Poiché le nostre abitudini di reazione al mondo sono dovute tanto agli stimoli esterni che a quelli interni, possiamo dire che non sono solo gli eventi esterni a provocare delle reazioni emotive in noi, ma anche le modalità con cui reagiamo a tali eventi, in quanto esse stesse contribuiscono a costruire i nuovi vissuti emotivi che ci caratterizzeranno.
L’abilità, o intelligenza emotiva, consisterà dunque nella capacità di sviluppare una capacità di osservazione nei confronti delle proprie emozioni e di riconoscerle nel momento in cui esse sorgono, evitando di dare spazio alle reazioni più immediate e istintive che impedirebbero il sorgere di questa autoconsapevolezza.

Questa abilità si traduce in un dialogo interno maturo, grazie al quale diventa capaci di rispettare i tempi e l’intensità dei propri vissuti emotivi senza reprimerli, imparando a gestire efficacemente le proprie emozioni assegnadogli il loro reale significato.

La capacità di riconoscere in anticipo i “segnali” che preludono al sorgere di un’emozione particolarmente intensa, come ad esmepio la paura o gli stati d’ansia, risulterà fondamentale per gestire e “modulare” questo genere di emozioni, evitando in tal modo di rimanervi travolti o di renderle emozioni “abituali”, sedimentate cioè stabilmente in noi sino a prendere la forma di vere e proprie abitudini di reazione al mondo.

Naturalmente questa capacità di gestione e riconoscimento delle emozioni può – e dovrebbe – esplicarsi anche verso l’esterno, nei confronti delle altre persone; sviluppando la capacità di conoscere e riconoscere le emozioni altrui.
Tale abilità può essere finalizzata, ad esempio, a favorire scambi comunicativi positivi e creare in tal modo contesti favorevoli dal punto di vista della socializzazione (per quanto riguarda la sfera relazionale), ma anche in contesti più specifici, come quello professionale, attraverso la creazione di un ambiente lavorativo confortevole e produttivo, o ancora applicando i principi della competenza emotiva nell’ambito della negoziazione economica.

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