Con me stesso: Livello mentale neutro

Il modello dualistico che caratterizza da secoli la concezione filosofica e scientifica – ma anche medica – del rapporto tra mente e corpo, visti come elementi nettamente separati e non interagenti, affonda le sue radici nel pensiero di Cartesio (1596-1650), che teorizzò l’esistenza di una res extensa, ovvero di una realtà materiale, qualificata dal fatto di essere limitata e inconsapevole; e di una res cogitans, ossia una realtà psichica priva di una “estensione” vera e propria, dotata invece delle caratteristiche opposte di libertà e consapevolezza.

Il dualismo cartesiano, con la sua drastica scissione tra materia e spirito, corpo e mente, negli ultimi decenni ha progressivamente lasciato il passo a un nuovo paradigma, dal quale è scaturito un approccio inedito alla Realtà e all’essere umano. Tale approccio viene definito di tipo “olistico-sistemico”, poiché si fonda sull’integrazione dei diversi elementi che compongono la realtà (o l’organismo umano), visti non più come elementi indipendenti e separati dall’insieme a cui appartengono, ma come sistemi, o meglio, sistemi di sistemi, interconnessi e in costante dialogo tra loro.
Questo nuovo modello è stato applicato efficacemente dalla Biotransenergetica, disciplina nata negli anni Ottanta del Novecento e fondata su un modello teorico-operativo sostenuto tanto dalle più recenti acquisizioni della scienza moderna, quanto dalle antiche tradizioni sapienziali e spirituali orientali e occidentali.

Senza scadere in facili newagismi possiamo affermare, semplificando il discorso, che l’antica concezione della persona, intesa nella sua integrità psico-fisica, ha trovato riscontro nell’approccio integrale che viene adottato in modo sempre più diffuso nell’ambito delle moderne scienze naturali e umane.
La psicologia non ha fatto eccezione da questo punto di vista, e il lavoro psicologico che dovrà intraprendere chi oggi intenda seguire un percorso di crescita personale dovrà necessariamente tenere conto di questa visione dell’individuo come integrità inscindibile di relazioni tra corpo e mente.

Il benessere (così come il malessere) si manifesta infatti nell’essere umano in maniera integrale in tutti gli aspetti che lo compongono, fisico, mentale, energetico, emotivo e, non ultimo, spirituale.
Quando si parla di “somatizzazione” ci si riferisce alla capacità del corpo di “dialogare” con noi, inviandoci segnali che dovremmo imparare ascoltare e a interpretare. Ciò può rivelarsi molto complesso, poiché il corpo e la mente non utilizzano il medesimo “linguaggio”, ma possiedono ciascuno dei codici specifici.
Possiamo dunque dire, semplificando, che corpo e mente non parlano la stessa lingua, ma non sono nemmeno come due “stranieri” che non si conoscono e non riescono a comunicare tra loro.

Non siamo in grado di interpretare in maniera diretta e obiettiva il contenuto della nostra mente, poiché essa è qualcosa di “interno” a noi. È come trovarsi dentro una grande foresta, piena di alberi e intrichi di rami, che ci nascondono la visione d’insieme della foresta stessa, ovvero di noi stessi. Il corpo diventa allora, come affermerebbe Jung, un “luogo simbolico”, attraverso il quale la mente può esprimere i propri messaggi, e nel quale avvengono tutte le trasformazioni, sia quelle di natura fisica che psicologica.

In tal senso, ogni manifestazione somatica e psichica andrebbe interpretata o come segnale di una condizione di equilibrio e benessere, o come segnale di uno squilibrio dell’individuo nella sua integrità.
Il processo di individuazione e di trasformazione personale procederà quindi non solo attraverso il lavoro sulla propria mente, ma anche attraverso un lavoro attivo, di ascolto, comprensione ed azione, sulla propria condizione emotiva e fisica. Esse andranno considerate sempre in relazione reciproca, poiché ciascun aspetto di cui è composto l’essere umano avrà un potere condizionante su tutti gli altri.

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