Con me stesso: Livello spirituale neutro

La dimensione spirituale è parte integrante e irrinunciabile della natura dell’essere umano, che sin dall’alba dei tempi si è sempre interrogato sul proprio destino e sulla possibilità dell’esistenza di mondi ed entità superiori capaci di influire sull’esistenza terrena degli uomini.

Questa tensione verso un “oltre”, inteso come una dimensione che va al di là dei limiti di ciò che è immediatamente visibile ed esperibile, è ciò che caratterizza il rapporto tra l’essere umano e la dimensione trascendentale dell’esistenza.
Questa dimensione trascendentale non ha infatti necessariamente a che fare con una precisa visione religiosa o con insegnamenti spirituali derivanti da dottrine o scuole filosofiche particolari, ma può essere intesa, in un senso più generale, come la propensione ad affacciarsi “oltre” il margine di ciò che è già da noi conosciuto ed esperito; potremmo definirla, in un certo senso, come una “propensione al mistero”, un fascino nei confronti di ciò che si trova al di là del nostro ristretto orizzonte di esperienze.

In questo senso, tutto ciò che ha a che fare con lo studio, la scoperta e la conoscenza, possiede una sua dimensione trascendentale, poiché spinge a trascendere ciò che già sappiamo e ciò che già siamo per guardare verso dimensioni nuove e finora sconosciute.

È interessante osservare come, sotto quest’ottica, Scienza e Fede possano conciliarsi in un fondamento comune, quello di voler indagare l’ignoto e il Senso più alto e profondo dell’esistenza umana e dell’intero Universo.

Se è vero che tradizionalmente la Scienza ha inteso se stessa come un sistema di conoscenza atta ad “onorare l’uomo” e la sue capacità razionali, in opposizione alla Religione, intesa come sistema di conoscenza atta ad onorare Dio, risulta sempre più evidente che, al momento attuale, queste due visioni storicamente quasi inconciliabili stanno andando progressivamente a convergere verso una similitudine e una complementarietà di visioni, come evidenziato da studi come quelli relativi alla meccanica quantistica condotti sin dalla metà del secolo scorso dal fisico statunitense David Bohm.

Quest’ultimo teorizzò l’esistenza di un “ordine implicito” nell’Universo, ovvero di una dimensione non direttamente percepibile, e di un ordine esplicato, che è possibile percepire ma solo come risultato dell’interpretazione che la nostra stessa mente ci fornisce rispetto a ciò che osserviamo. Si tratta di una visione molto simile a quella concepita dalle antiche religioni orientali, come l’induismo e il buddhismo che dalla prima deriva. Nella visione buddhista, infatti, è la Mente a creare la realtà e ad influenzare il nostro modo di vedere il mondo e – di conseguenza – le nostre stesse emozioni; mentre la realtà materiale non sarebbe altro che una miriade di “frammenti di specchio” che riflettono una Realtà nascosta, o per dirla con Bohm “implicita”, che non è possibile conoscere in maniera diretta e con i limiti degli strumenti conoscitivi a disposizione dell’essere umano.

Che la si veda nella sua dimensione religiosa o scientifica, la dimensione trascendentale è qualcosa verso cui ogni essere umano – che lo voglia ammettere o meno – si sente chiamato per una sorta di “istinto di specie”; un irresistibile impulso, che, in varia misura e intensità, caratterizza l’essere umano in quanto tale: l’impulso alla Conoscenza, all’affacciarsi sull’Ignoto.

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