Nei progetti: Lavoro negativo

In un momento di forte crisi occupazionale come quello che stiamo vivendo, sentirsi insoddisfatti del propria situazione lavorativa potrebbe suonare quasi offensivo nei confronti di tutte quelle persone che vivono uno stato di precarietà e disoccupazione.

Eppure, da alcuni recenti studi, è emerso che il fattore “insoddisfazione” causa all’economia del paese quasi più problemi di quanti non ne faccia la mancanza di opportunità lavorative: i danni derivanti dalle condizioni di stress da iper-lavoro, che colpiscono una buona fetta di lavoratori, ammonterebbero infatti a diversi miliardi di euro.

Tipicamente, le cause di insoddisfazione legate alla propria condizione lavorativa sono le seguenti:

Eccesso di lavoro

Spesso le aziende sono costrette a operare tagli del personale e riduzione di budget, ciò determina un maggiore impegno da parte dei lavoratori rimasti, che non sempre sono in grado di sostenere l’aumento del carico di lavoro e degli orari, cosa che può andare a ripercuotersi sulla vita sociale e affettiva della persona. Senza considerare che alla lunga tutto ciò potrebbe influire direttamente sulla produttività personale e dell’azienda stessa.

Mancanza di progetti a lungo termine

Capita a volte che un’azienda possa perdere di vista il proprio obiettivo a lungo termine, e che si limiti a navigare a vista, accontentandosi di rimanere a galla e trascurando gli aspetti relativi alla cultura organizzativa, che dovrebbero rappresentare il “background” su cui ogni progetto avviato dovrebbe trarre ispirazione e linfa vitale.

Una tale mancanza di visione lungimirante può provocare un senso di demotivazione e disamoramento da parte dei componenti del team di lavoro, che non si sentiranno “orientati” in nessuna direzione.

Conflittualità

Tra i principali motivi di insoddisfazione nei confronti del proprio lavoro vi sono le cattive relazioni con i colleghi e superiori. Questa problematica investe tutti gli aspetti inerenti al cosiddetto “clima organizzativo”, nel quale l’elemento relazionale risulta essenziale al fine di garantire un buon ambiente di lavoro, nel quale i dipendenti si possano sentire ben integrati nel gruppo e di conseguenza incoraggiati e incentivati a dare di più all’azienda.

Mancanza di formazione

Non è raro purtroppo che nelle aziende, specialmente quelle italiane, l’aspetto legato alla formazione venga sottovalutato se non quasi del tutto trascurato. Spesso i vertici dirigenziali percepiscono la formazione come qualcosa di dispendioso e che non offre risultati misurabili nell’immediato.

Ma come è possibile che i lavoratori sviluppino competenze di livello superiore senza un adeguato iter di formazione iniziale, che possa poi possibilmente proseguire nel tempo?

Una considerazione a parte merita infine il fattore di resistenza al cambiamento che caratterizza alcune realtà aziendali e le persone che le gestiscono.  È pur vero che, come recita il vecchio adagio, “chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova”; eppure sono stati proprio alcuni dei più grandi imprenditori dei nostri tempi, come il fondatore del colosso Apple Steve Jobs, a dirci che è necessario osare, uscire fuori dalla propria zona di comfort, essere “affamati e folli”, per ottenere risultati all’altezza delle nostre più grandi aspettative.

L’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate.

Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti.

Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro.

Dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

(Steve Jobs)

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