Nei progetti: Sport negativo

Chi non ha affrontato le avversità non conosce la propria forza (Anonimo)

L’idea di dover affrontare la sconfitta è forse il più grande scoglio nella carriera di ogni atleta professionista, o che tale vorrebbe essere.

Naturalmente non si può vincere sempre, ma può accadere che uno sportivo che abbia subito un infortunio, o che abbia sperimentato un periodo di particolari difficoltà a livello personale, non riesca più a “risollevarsi” e a mantenere le proprie performance a un livello ottimale.

Le motivazioni di questo possibile “declino” possono essere varie, e non tutte necessariamente di natura “esterna”. Stanchezza, stress, infortuni o problemi personali possono influenzare la qualità degli allenamenti e delle prestazioni durante una gara. Ma esistono anche motivazioni “interiori”, come insicurezza, ansia da prestazione, demotivazione, che rappresentano delle “matrici” negative che possono innescare un circolo vizioso di auto-convizioni depotenzianti.

Innanzitutto dobbiamo renderci conto che non è possibile sfuggire all’insuccesso (e ciò vale per lo sport così come per la vita quotidiana), e che ogni errore, ogni caduta, per quanto possa “farci male”, può rappresentare un’opportunità di crescita e di miglioramento, a patto di essere in grado di coglierne l’aspetto potenziale… e potenziante.

Prendiamo ad esempio le parole di Michael Jordan, uno dei campioni più amati della storia dello sport:

Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi dalla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”.

È importante dunque in primis che l’atleta accetti l’idea della possibilità dell’insuccesso come qualcosa di inevitabile nell’esistenza di ogni persona, per quanto preparata e talentuosa, e che si renda disponibile ad accettare questa visione con l’atteggiamento di chi non cede al fatalismo, ma è pronto a “risalire immediatamente a cavallo”.

È necessario poi rendersi conto del fatto che ogni sconfitta (così come ogni vittoria) rappresenta una condizione momentanea, il cui impatto emotivo potrebbe però causare danni nel lungo termine, come una progressiva perdita della motivazione e della fiducia in se stessi, che nei casi più drammatici possono addirittura spingere l’atleta ad abbandonare la pratica.

La figura dello psicologo sportivo può rappresentare un ottimo riferimento in tal senso, poiché sarà in grado di supportare l’atleta nel superamento di blocchi e difficoltà legate al suo modo di vivere la pratica, lavorando su aspetti specifici come lo stress management, le visualizzazioni, la definizione degli obiettivi secondo il metodo del goal setting e lo sviluppo di qualità come autocontrollo e forza di volontà; mettendolo inoltre in condizione di valutare il reale significato di queste difficoltà.

Dietro a tale condizione si possono infatti celare una moltitudine di questioni più o meno irrisolte; come una sindrome da “burnout”, un semplice eccesso di stress, o ancora difficoltà di carattere relazionale con la famiglia, con il proprio allenatore/coach o con i propri compagni di allenamento.

Focalizzare il tipo di problematica, e individuare la potenzialità di crescita insita in essa, rappresenterà la base del percorso – che sarà necessario affrontare con il supporto di una figura professionale – che porterà l’atleta a guardare in faccia i propri problemi in un’ottica non solo reattiva ma anche proattiva.

Uno sportivo non dovrebbe temere l’errore, né desiderare la perfezione. Questo perché il primo è sempre possibile, anzi, potremmo dire ineluttabile; e la seconda semplicemente non esiste.

Esisteranno sempre fattori esteriori e interiori che ci “ostacoleranno” nei nostri percorsi professionali, sportivi, umani. E non sarà mai possibile prevedere del tutto i risultati delle nostre azioni. A fare la differenza, in qualsiasi caso, sarà il modo in cui decideremo di gestire le nostre reazioni emotive ai nostri successi e insuccessi.

In realtà, siamo sempre di fronte al “tiro decisivo”; poichè ogni scelta che compiamo è di per sé decisiva. Sta solo a noi decidere, al di là del risultato finale, se cogliere o meno l’opportunità di segnare quel “canestro vincente”.

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SPORT NEGATIVO