Nei progetti: Sport neutro

L’epoca in cui lo sport era considerato e valorizzato esclusivamente nel suo aspetto tecnico è ormai finita. Oggi, nel considerare il percorso di crescita di uno sportivo, sarà importante valutare non solo le caratteristiche proprie dell’atleta e gli aspetti tecnici legati alla specifica disciplina; ma anche tutto il mondo mentale, emotivo e relazionale in cui lo sportivo si trova immerso in quanto individuo.

La buona riuscita della prestazione non sarà dunque semplicemente la risultante degli allenamenti e degli sforzi individuali dell’atleta, ma anche della sua relazione con il team e/o il coach di riferimento; della sua capacità di gestire le emozioni, i pensieri e tutti quei fattori esterni, prevedibili e meno prevedibili, che possono influenzare la qualità della performance atletica.

In questa sezione presenteremo una serie di strumenti che potranno rivelarsi utili a tutte quelle figure che operano nell’ambito delle discipline sportive. Non solo agli atleti, dunque, ma anche ad allenatori, istruttori, coach e dirigenti di federazioni sportive.

Per un atleta di qualsivoglia disciplina sportiva – individuale o di gruppo – è importante lavorare su almeno tre aspetti:

•    L’aspetto tecnico e tattico, ovvero il raffinamento, attraverso allenamenti mirati, dei gesti e/o delle azioni tecniche specifiche di una determinata disciplina,

•    La preparazione atletica, volta a stimolare e sviluppare utili abilità generiche di velocità, resistenza, prontezza, forza, e via dicendo,

•    L’aspetto nutrizionale, cioè l’attenzione a un’alimentazione equilibrata e corretta e, più in generale, uno stile di vita sano.

Ma forse tutto ciò non è sufficiente…

Un interessante studio pubblicato su Frontiers of Psychology ha rilevato infatti come l’atteggiamento mentale nei confronti dei propri successi – ma anche fallimenti – abbia un enorme peso sull’attitudine all’esser “campioni”.

Questo atteggiamento mentale può essere declinato secondo diversi aspetti:

1) Locus of control, o luogo del controllo,

indica la modalità con cui un individuo ritiene che gli eventi della sua vita siano prodotti dai propri comportamenti e dalle proprie azioni; oppure, al contrario, da cause esterne indipendenti dalla sua volontà. L’esito della prestazione dipenderà dal rapporto che l’atleta avrà con il proprio “luogo del controllo”. Un “locus of control” eccessivamente sbilanciato verso “l’esterno” può portare l’atleta a convincersi che la vittoria – così come la sconfitta – dipenda esclusivamente da fattori esterni. Sarà necessario invece trovare una condizione di equilibrio e acquisire consapevolezza del fatto che è possibile controllare e valutare esclusivamente la progressione del proprio livello di performance, ovvero la propria preparazione, non il risultato finale, né tanto meno le circostanze esterne, specialmente quelle non del tutto prevedibili.

2) Livello di propensione al rischio,

ovvero quanto l’atleta è disposto a esporsi al rischio, a uscire dalla propria “comfort zone”. La propensione a spingersi un po’ oltre le proprie certezze può aiutare a percepire che i risultati negativi possono cambiare; aiuta a rendersi consapevoli dei propri errori e a metabolizzarli, modificando le proprie strategie, in una sorta di ciclo virtuoso di apprendimento continuo.

3) Stress management,

ovvero in che misura la pressione e lo stress vengono vissuti in modo positivo e costruttivo; oppure, al contrario, quanto l’atleta tende a subire e a lasciarsi schiacciare da tali pressioni.

4) Imagery

Si tratta dell’abilità di prepararsi mentalmente in una fase preliminare rispetto alla prestazione concreta. Questa “visualizzazione” va intesa come un’arma mentale strategica, che consente all’atleta di avere la reazione giusta in ogni situazione, allenando mentalmente gli aspetti da migliorare e sviluppando ulteriormente i propri punti di forza. Riguardo alla pratica di tale tecnica, si raccomanda necessariamente il supporto e la guida di un professionista della psicologia dello sport, onde evitare il rischio di inquinare la “visualizzazione” con le percezioni e le fantasie inconsapevoli dell’atleta.

5) Arousal,

Ovvero il livello di “attivazione” psicofisiologica:. Ogni disciplina presenta un “range” ottimale di attivazione fisico ed energetico. Un livello di attivazione troppo alto corrisponderà a uno “slancio” troppo elevato, a un eccesso di energia che rischia di andare sprecata o di compromettere la performance, causando paure, ansie e blocchi psicologici la prestazione; al contrario, un livello di attivazione troppo basso può causare stati di distrazione e una condizione generale di scarsa reattività. Uno dei modi per gestire i livelli di arousal è il controllo della respirazione, altra tecnica per la quale è vivamente consigliato il supporto di uno psicologo professionista.

6) Dialogo interiore

Cosa racconta l’atleta a se stesso? Riuscirò a saltare questo ostacolo? Sarò in grado di vincere questo incontro? Sarò capace di portare a segno il goal decisivo per la mia squadra?

Ogni “racconto interiore” può rivelarsi funzionale o disfunzionale rispetto all’esito della performance. Sarà importante lavorare per costruire delle convinzioni potenzianti di autoefficacia consolidate, tenendo in considerazione che l’acquisizione di una mentalità vincente è strutturata come un ciclo: un pensiero vincente qualificherà i pensieri successivi, che qualificheranno a loro volta i risultati materiali.

7) Goal setting,

ovvero la focalizzazione, in maniera sana e in senso potenziante, degli obiettivi a breve,  medio e lungo termine. Tali obiettivi dovranno però necessariamente rispondere a una caratteristica di realismo, dovranno cioè essere:

✔  specifici,

✔  avere una scadenza precisa,

✔  essere misurabili (avere cioè la possibilità concreta di monitorare i progressi e la propria attuale posizione rispetto all’obiettivo);

✔  essere concretamente realizzabili, partendo dalle reali e attuali capacità dell’atleta.

Dovranno inoltre essere motivanti e “sfidanti”, essere cioè di stimolo all’atleta e al suo desiderio di progressione.

L’atleta, attraverso l’integrazione e la padronanza degli aspetti qui esplicati, potrà acquisire un vantaggio competitivo, migliorando ulteriormente la qualità della propria performance.

Egli dovrà essere in grado di lavorare su se stesso in maniera armonica, prendendosi cura allo stesso tempo della propria dimensione progettuale e relazionale, tanto nel contesto sportivo quanto nella vita privata.

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