Nei rapporti : Capo/Coach negativo

Può esser capitato a tutti di scontrarsi con figure “autoritarie”, come il capoufficio, il leader del proprio gruppo di appartenenza, o anche semplicemente con i propri genitori.

Il problema sorge quando ci ritroviamo a sperimentare tensioni costanti con quelle figure che incarnano l’autorità, concetto visto da alcuni come sinonimo di dispotismo e superiorità.

Tale problematica si sperimenta molto spesso in ambito lavorativo nei confronti dei propri datori di lavoro e superiori, ed è causa di conseguenze deleterie tanto nell’ambito professionale che nella vita privata.

Il rapporto conflittuale con il capo e con i colleghi è la principale causa per la quale molti dipendenti decidono di rassegnare le dimissioni. Ciò dimostra quanto la qualità dei rapporti interpersonali influisca sull’ambiente di lavoro, e indirettamente sul rendimento stesso dei lavoratori  e dell’azienda.

Si rivelerà dunque fondamentale la capacità, tanto da parte di chi guida un’azienda che da parte dei collaboratori, trovare una dimensione costruttiva nei reciproci rapporti, nell’interesse di ciascuno e dell’azienda stessa.

Sarà necessario innanzitutto accettare il concetto di compromesso. Un collaboratore troppo insofferente nei confronti dell’autorità, tenderà a entrare spesso in conflitto con il proprio capo; mentre al contrario, un collaboratore eccessivamente “docile” tenderà a subire passivamente gli atteggiamenti autoritari.  Il voler evitare a tutti i costi le incomprensioni per compiacere il capo può infatti rivelarsi altrettanto controproducente, poiché tutti i sottintesi e i “non-detti” tenderanno a esplicitarsi in altri modi, attraverso manifestazioni non-verbali, che finiranno per minare il rapporto di fiducia professionale e umano.

D’altra parte, chi detiene l’autorità, dovrebbe essere in grado di sviluppare maggiore empatia e fiducia nei confronti dei propri collaboratori, non solo tenendo in considerazione i loro punti vista (anche se in contrapposti), ma anche incoraggiandoli a fornire consigli e critiche riguardo le sue decisioni, evitando di ricorrere ad atteggiamenti “duri”, come la colpevolizzazione e le pressioni psicologiche poco costruttive.

Lo sforzarsi di assumere un atteggiamento autocritico e allo stesso tempo propositivo, cercando di essere ricettivi l’uno nei confronti dell’altro e cercando di capire quale valore aggiunto il capo e i propri collaboratori possono fornirsi reciprocamente, può essere la chiave per avviare un processo di miglioramento non solo interpersonale e professionale, ma anche individuale.

Questo genere di rapporto conflittuale, che coinvolge capi e sottoposti, può e deve essere affrontato individualmente, ma non bisogna dimenticare che l’ambiente di lavoro è pur sempre una dimensione relazionale, che coinvolge cioè i rapporti e le dinamiche che si instaurano tra i singoli individui.

Come è noto, la psicologia può lavorare sia sullo sviluppo delle qualità dell’individuo, sia sul miglioramento delle relazioni, si pensi ad esempio alla psicoterapia di coppia o familiare. Le moderne discipline psicologiche possiedono una vasta gamma di strumenti, come l’analisi della domanda, la consulenza di processo, il business coaching e altri strumenti di sviluppo organizzativo che, in base al livello di profondità, consentiranno di migliorare le qualità personali, di ruolo, relazionali, del clima emotivo che caratterizza l’ambiente di lavoro, fino ad arrivare alla possibilità di ridefinire l’intera cultura organizzativa dell’azienda.

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CAPO COACH NEGATIVO