_I percorsi – Nei rapporti – Cultura neutro

Che cos’è la cultura umana e quale rapporto può avere essa con il concetto di identità personale?

Secondo l’antropologo britannico Edward Burnett Tylor, la cultura, “o civiltà, intesa nel suo senso etnografico più ampio, è quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società”.

Una definizione più recente, fornita dall’Unesco nel 1982, afferma che “la cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze”.

Certamente dunque la cultura ha a che fare con l’insieme di conoscenze, credenze, costumi e più in generale dei modi di interpretare il mondo che caratterizzano uno specifico gruppo umano. Il termine cultura deriva dal latino colere, ovvero “coltivare”, concetto che è possibile far risalire sia alla pratica del coltivare la terra, azione dalla quale sono scaturite tutte le civiltà umane complesse; sia al “culto”, inteso in senso religioso, ovvero “l’avere cura degli dèi”. La concezione del divino e la religione sono infatti alcuni dei principali elementi che caratterizzano una specifica cultura.

Possiamo quindi affermare che cultura di un gruppo umano si basa su un principio di “riconoscibilità” di se stesso, attuato attraverso un insieme di modelli di pensiero, di azioni e comportamenti che tendono a mantenersi nel tempo, pur non essendo del tutto statici e scevri da influenze esterne.

Al giorno d’oggi, con la società globalizzata, la fluidità dell’identità culturale è più evidente che mai e i confini tra culture e gruppi umani si sono fatti sempre più sottili o meglio “liquidi”, come avrebbe detto il sociologo polacco Zygmunt Bauman. Questa evoluzione del concetto di identità culturale non è affatto scevra da problematiche.

Se infatti i modelli culturali rappresentano il modo in cui uno specifico gruppo umano vede se stesso, ovvero la modalità con cui esso “reagisce” al mondo esterno, interpretandolo, allora la conseguenza dell’assottigliarsi e del confondersi dei confini delle identità culturali conduce, da un parte, a un maggiore arricchimento dei modelli interpretativi del mondo; dall’altra, a un senso di smarrimento per la percezione dell’assenza di modelli interpretativi certi e prestabiliti.

È necessario essere consapevoli che il senso di identità dell’uomo moderno, a differenza di quanto accadeva nelle società antiche nelle quali la collettività aveva un valore maggiore rispetto all’individuo, non ha la necessità di appoggiarsi esclusivamente alla propria “cornice culturale” per trovare un senso identitario; ma è in grado di trovare un proprio sistema di valori di riferimento e una propria identità soggettiva all’interno di un percorso di sviluppo di natura individuale, come singolo essere umano.

Nonostante l’evidente primato che l’identità individuale ha ormai conquistato sull’identità collettiva, l’uomo moderno non è tuttavia estraneo dalla propria cultura di riferimento, della quale è comunque parte e dalla quale riceve continuamente “richieste”, istanze e aspettative. Egli sarà in grado di vivere la propria cultura, senza subirla, a patto che sviluppi la capacità di “problematizzarla”, ovvero di diventare consapevole dei suoi meccanismi e delle sue dinamiche; rendendolo inoltre capace di esperire culture diverse dalla propria in maniera sana, coscio cioè dei valori così come dei limiti che sono propri di ogni cultura umana.

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