_I percorsi – Nei rapporti – Gruppo neutro

Il bisogno di essere accettati dagli altri, di sentirsi parte di qualcosa, è una spinta istintiva insita nell’essere umano, che lo spinge a formare e mantenere relazioni interpersonali durature, positive e significative.

Da dove nasce questo bisogno?

Non vi sono spiegazioni univoche su tale fenomeno. Alcuni studiosi fanno risalire il bisogno di appartenenza dell’uomo a spiegazioni di matrice evoluzionistica; secondo altri, questa spinta è riconducibile alle teorie motivazionali dell’appartenenza: bisogno di autostima, bisogno di sicurezza (Riduzione dell’incertezza soggettiva), equilibrio tra bisogno di assimilazione e di differenziazione (distintività ottimale).

Un gruppo, secondo una definizione di Kurt Lewin, psicologo tedesco del secolo scorso e pionere della Psicologia Sociale, “è una totalità dinamica, ovvero un’entità diversa, non superiore, rispetto alla somma degli individui che la compongono.”

Sono state molte le scuole di pensiero che hanno cercato di stabilire attraverso quali elementi è possibile definire quell’entità chiamata “gruppo”.

Questi elementi possono essere, ad esempio (sempre secondo Lewin), il “Destino comune”, come il dramma che ha accomunato gli ebrei nell’Europa nazista; oppure la Struttura sociale, come teorizzato dallo psicologo turco Muzafer Sherif; o ancora, secondo gli studi dei teorici dell’identità sociale Henri Tajfel e John C. Turner, può trattarsi del principio di Autocategorizzazione, ovvero quando due o più individui percepiscono se stessi come membri della medesima categoria sociale.

Le definizioni non si esauriscono certo qui, e tanti altri sono stati gli studiosi che hanno ragionato sulla struttura e sul funzionamento di questa particolare unità sociale.

Senza dubbio, potremmo affermare che l’elemento che contraddistingue qualsiasi tipo di gruppo è la relazione.

Il criterio fondamentale affinchè si formi un gruppo è infatti l’esistenza di interazione o di altri tipi di interdipendenza fra i suoi membri.

Ciò significa che, perché un gruppo si formi, il semplice criterio basato sulla somiglianza tra i componenti non è sufficiente.

Il complesso di relazioni che caratterizza un gruppo determina infatti il tipo di posizione che ciascun individuo occupa all’interno di esso, unitamente alla valutazione di tale posizione in una scala che potremmo definire “di prestigio” sociale.

Ad esempio, all’interno dei gruppi di lavoro, possiamo individuare diversi atteggiamenti legati allo stare in gruppo, tra cui i seguenti:

Coloro che sono orientati verso gli obiettivi (propongono nuove idee; chiedono chiarimenti, informazioni; offrono opinioni personali; cerca di definire il gruppo in relazione agli scopi);

Coloro che sono orientati verso la relazione (hanno interesse principalmente verso lo stare insieme e la comunicazione, incoraggiano le idee degli altri; tendono a mediare le differenze);

Coloro che sono orientati verso se stessi (focalizzano l’attenzione su se stesso, spesso manifestando apertamente indifferenza, cinismo e ironia rispetto alle idee degli altri e valorizzando esclusivamente le proprie iniziative e idee).

All’interno di ogni gruppo esiste poi un complesso di norme, tacite o apertamente dichiarate, che costituiscono le aspettative condivise rispetto al modo in cui dovrebbero comportarsi i membri del gruppo; riguardano, cioè, il set di comportamenti e opinioni a cui ci si aspetta che i membri si uniformino.

Tali norme permettono di definire la “latitudine” entro la quale sono accettate le differenze individuali. Tuttavia esse non presentano sempre lo stesso carattere di obbligatorietà per tutti i membri: le persone di status elevato sono più vincolate alle norme centrali.

Esse inoltre sono funzionali al mantenimento del gruppo: alcune norme, come ad esempio lo stabilire degli incontri a carattere regolare, permettono al gruppo di auto-preservarsi.

Infine, permettono il costituirsi della realtà sociale del gruppo; ossia la formazione di una concezione comune della realtà sociale, utile per fronteggiare situazioni non familiari e come riferimento per l’autovalutazione individuale. A tal proposito, appare significativa la dinamica secondo cui ogni gruppo stabilisce, più o meno consapevolmente e di volta in volta, quali gruppi, organizzazioni o istituzioni, siano da considerarsi “alleati” o “nemici”.

È importante infine distinguere l’esistenza di gruppi ad “alto orientamento relazionale”, ovvero basati esclusivamente sulle analogie caratteriali e di interessi dei suoi componenti, e gruppi “ad alto orientamento progettuale”,  quei gruppi, che agiscono secondo una “strategia relazionale”, finalizzata al raggiungimento di determinati obiettivi comuni.

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