Nei rapporti: Organizzazione positivo

Riuscite a immaginare un’azienda i cui membri – a partire dai dipendenti sino alle più alte sfere direttive – risultino in disaccordo tra loro rispetto agli scopi da raggiungere e alle prassi da attuare per perseguire quegli stessi obiettivi?

Ritenete che un’azienda nata con tali presupposti possa aspirare al successo?

Quando parliamo di realtà aziendale dovremmo sempre tenere in considerazione tanto la sua componente organizzativa che quella umana, ovvero l’orientamento agli obiettivi unito all’aspetto relazionale.

Un’alta sinergia tra gli elementi del gruppo di lavoro è fondamentale affinché possano essere raggiunti gli obiettivi aziendali; ma per far ciò è necessario che esista a priori un coerenza di fondo che caratterizzi quella “cultura organizzativa” di cui lo psicologo americano Edgar Schein ha trattato in maniera approfondita nei suoi numerosi studi.

La cultura aziendale, secondo Schein, è l’insieme coerente delle soluzioni e delle risposte ai problemi concreti che il gruppo di lavoro ha costruito insieme, sviluppando una capacità di adattamento e integrazione rispetto ai fattori di cambiamento esterni, condividendo e trasmettendo agli altri elementi del gruppo le “risposte” che si sono rivelate più adeguate in relazione a quei determinati problemi; strutturando dunque una vera e propria “forma mentis” nei membri del gruppo di lavoro.

L’insieme degli elementi culturali di base, che definiscono la filosofia aziendale, sono determinati dagli obiettivi e dalle relative strategie e prassi, ma anche e soprattutto dagli schemi di pensiero e dal bagaglio culturale di coloro che dirigono l’organizzazione aziendale.

Entrare all’interno di una realtà organizzativa significa, in definitiva, entrare in contatto con un vero e proprio microcosmo culturale e psicologico, che ne orienta lo sviluppo.

Fondamentale, in questo contesto, diventa il ruolo del leader, che secondo Schein dovrebbe essere – tra le altre cose – capace di “creare e gestire la cultura d’azienda”; essere in grado, cioè, di creare un universo simbolico rappresentativo della cultura aziendale, nel quale tutti i membri di quella determinata realtà organizzativa possano riconoscersi.

La capacità di evolversi e il successo di una cultura organizzativa viaggiano sull’equilibrio di un filo sottile, che richiede un’attenzione costante ai mutamenti del mondo esterno e alle sue “richieste”, da una parte, e alle implicazioni che ogni decisione e azione pratica avrà sull’identità culturale dell’azienda, sulla sua identità e coesione interna, dall’altra.

Si tratta di creare costantemente valore, senza tradire la propria identità, cioè i valori aziendali di base.

Un esempio virtuoso, a tal proposito, è rappresentato dall’imprenditore e filantropo italiano Brunello Cucinelli, fondatore e proprietario della rinomata impresa di abbigliamento in cachemire. Un imprenditore sui generis che distribuisce ai propri dipendenti gli utili della quotazione in borsa della propria azienda (“un ringraziamento a chi è cresciuto con noi e ci ha aiutato a crescere con il suo lavoro”); che ama la filosofia antica, l’alimentazione sana, le discipline orientali e che afferma di voler perseguire un “capitalismo dal volto umano”.

Una visione che appare quasi utopistica, ma che nella cultura aziendale concepita da Cucinelli trova concretezza grazie all’unione coerente tra successo imprenditoriale e valore umano.

Guarda il video “DIALOGHI CON LA BELLEZZA” Brunello Cucinelli si racconta

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