Obiettivi? Anche basta!

Pubblicato il 06-12-2022 obiettivi donna

“Devi avere una visione!” 
“Persegui i tuoi obiettivi!” 
“Persevera… e vinci!” 
obiettivi uomo

La cultura in cui viviamo, implicitamente, ci sussurra… 
“Se non hai una visione chiara di quello che vuoi realizzare… Semplicemente… Non sei nessuno…” 
Non se ne può più, siamo veramente stanchi di questa retorica del dover avere obiettivi da realizzare, siamo saturi di questo mito dell’eroe che tiene duro, supera le difficoltà e conquista la meta! 
Basta così, anche no… Vero?! 
Ma qual è l’alternativa? 
C’è un’alternativa? 
Possiamo vivere un’esistenza in santa pace, senza la necessità di perseguire a tutti i costi i nostri obiettivi? 
Per orientarci meglio in questo spinoso argomento, partiamo dal principio…

Arriviamo nella vita approdando a un’esistenza che già c’era prima di noi. 
Gli altri già erano presenti e dal momento del concepimento ci stavano aspettando. 
Nasciamo in un fiume già in corso pieno di avvenimenti, cose da fare, esperienze da vivere. 
Viviamo, e ben presto ci rendiamo conto che oltre al piacere, al gioco e alla scoperta ci sono cose da fare e compiti da svolgere. 
I primi momenti con cui ci confrontiamo con la necessità di darci degli obiettivi che non dipendono da quello che ci va di fare sono il lavarci i denti, mettere a posto i giocattoli e stare composti a tavola. 
Poi arriva la scuola con i compiti e le cose da fare: iniziamo a comprendere che la vita non è fatta solo di quello che ci va di fare ma anche di ciò che dobbiamo fare, perché è importante, perché va fatto, perché è il nostro dovere. 
Dopo questa formazione dove creiamo una separazione tra ciò che ci piace fare e ciò che dobbiamo fare, di solito ci ritroviamo ad associare piacere a ciò che desideriamo e senso del dovere a ciò che ci viene, nel migliore dei casi dolcemente, imposto. 
Questo modo di procedere, scisso, genera una prospettiva dove pianificare degli obiettivi spesso risuona come qualcosa di impegnativo, faticoso, a tratti noioso e che prevede uno sforzo che molto spesso ci pesa. 
Il rischio di questa visione è che facciamo ciò che dobbiamo fare per poi ritrovarci a utilizzare tutto il nostro tempo libero facendo solo ciò che ci piace fare, rischiando di non creare mai le condizioni per un cambiamento sostanziale nella nostra prospettiva di vita.
ragazzo
A mio parere, per uscire da questo impasse e fare chiarezza, le domande provocatorie che dovremmo farci sono: 
“Possiamo vivere una vita senza pianificare obiettivi?” 
“Possiamo lasciarci portare dal fiume della vita senza impegnarci per dirigerlo?” 
“Possiamo vivere alla giornata?” 

Estremizzando il discorso ci accorgiamo che fino in fondo tutto questo non è possibile: 
seguire soltanto il flusso degli eventi senza agire consapevolmente nella direzione della gratificazione dei nostri bisogni ci porterebbe ad un abbrutimento e ad un graduale impoverimento della nostra esperienza di vita. 
Quello che possiamo fare è definire la proporzione tra pianificazione delle nostre realizzazioni a breve medio e lungo termine e vita spontanea, vita vissuta momento per momento. 
È chiaro che si sta parlando di come proporzionare dimensione presente e dimensione futura dell’esistenza: quanto voglio anticipare e programmare o quanto voglio vivere in un rapporto con il presente diretto, immeritato, senza alcuna riferibilità al domani. 
Consapevoli che nessuna delle due prospettive può essere estremizzata, la scelta si declina tra un approccio tattico e un approccio strategico alla vita intendendo con l’approccio tattico un modo di procedere quotidiano, progressivo attraverso piccoli vantaggi e per approccio strategico una modalità di relazione con il futuro che prevede la pianificazione di obiettivi a breve, medio lungo termine. 
L’oriente da sempre ha preferito il primo approccio mentre in occidente, pregno di cultura ellenica, si è dato maggior credito al secondo approccio. 
Ma è davvero necessario scegliere? 
O potremmo coniugare i due approcci, godendoci pienamente il presente in una prospettiva più ampia che possa darci orientamento?
ragazza scetla
La domanda è retorica. 
Per vivere una vita piena dobbiamo sviluppare l’arte di coniugare la capacità di goderci il presente con la facoltà di saper pianificare e realizzare obiettivi futuri. 
Il reale ostacolo a tutto questo è che spesso abbiamo associato senso del dovere al pianificare e piacere alla spontaneità del viverci il momento presente. 
Per andare oltre questa prospettiva dobbiamo distinguere due modi di concepire il termine dovere, esso infatti è polisemico: esiste un dovere che coincide con ciò che vogliono gli altri e un dovere fondato sul piacere. Il secondo tipo di dovere è il devo perché voglio: devo impegnarmi, anche se non è ciò che vorrei fare in questo momento, perché voglio realizzare uno scenario futuro migliore di quello che sto vivendo nell’attuale presente. In conclusione, per realizzare un percorso di vita e una condizione di vita appagante bisognerebbe tendere a vivere intensamente il presente volgendo contemporaneamente il proprio sguardo al futuro.